Se sei cresciuto guardando Naruto, probabilmente hai sempre pensato che lo Sharingan fosse una trovata geniale ma puramente fantasiosa. Preparati a rimanere a bocca aperta, perché la lore di Naruto affonda le radici nella mitologia shintoista giapponese in modo così preciso da far venire i brividi. Masashi Kishimoto non ha semplicemente inventato tutto: ha preso la cultura e la tradizione del suo paese e le ha trasformate in uno dei manga più iconici della storia, venduto in oltre 250 milioni di copie nel mondo.
Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo: le divinità shintoiste dietro il Mangekyo Sharingan
Le tre abilità più potenti del Mangekyo Sharingan — Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo — non sono nomi inventati a caso. Sono divinità reali della mitologia giapponese, e la loro origine è tanto epica quanto precisa. Nella tradizione shintoista, queste tre divinità nascono tutte da un unico gesto compiuto dal dio Izanagi: un bagno purificatore. Secondo il Kojiki, il testo sacro più antico del Giappone risalente al 712 d.C., Izanagi decide di lavarsi dopo essere tornato dall’oltretomba, e da quel momento nascono tre dei kami più importanti dell’intero pantheon giapponese.
- Amaterasu, dea del sole, nasce quando Izanagi si lava l’occhio sinistro
- Tsukuyomi, dio della luna, nasce quando Izanagi si lava l’occhio destro
- Susanoo, dio delle tempeste, nasce quando Izanagi si lava il naso
Nel mondo di Naruto, Tsukuyomi è l’abilità illusoria legata ai loop temporali. Nella mitologia shintoista, Tsukuyomi è il dio della luna, da sempre associato al ciclo del tempo e al suo eterno scorrere. Non è una coincidenza: Kishimoto sapeva esattamente quello che stava facendo.
Izanagi e Izanami: la storia d’amore tragica che ha ispirato due delle tecniche più potenti di Naruto
Perché Izanagi si lava gli occhi e il naso? La risposta sta in una delle storie più strazianti della mitologia giapponese. Izanagi e Izanami erano marito e moglie, e insieme avevano generato le isole del Giappone e numerose divinità. Izanami muore però dopo aver dato alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco, il cui calore la brucia dall’interno. Devastato dal dolore, Izanagi scende nello Yomi, l’oltretomba della mitologia giapponese, con l’unico scopo di riportarla in vita.
Quando finalmente la trova, la visione che si trova davanti è insostenibile: il corpo di Izanami è in piena decomposizione, irriconoscibile. Izanagi fugge inorridito, torna nel mondo dei vivi e, per cancellare quella visione, compie il rituale di purificazione lavandosi occhi e naso. È lì che nascono Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo.
Il riflesso di tutto questo in Naruto è perfetto. Izanagi, l’abilità del Mangekyo Sharingan, permette di riscrivere la realtà e cambiare ciò che è già accaduto — esattamente come il dio Izanagi scendeva negli inferi per modificare un destino già scritto. Izanami, invece, intrappola la vittima in un loop infinito dal quale si può uscire solo accettando la realtà per quella che è, proprio come la dea aveva accettato la propria fine senza poter tornare tra i vivi. Entrambe le tecniche, non a caso, causano la perdita della vista a chi le utilizza: un tributo diretto al gesto di Izanagi che si lava gli occhi per dimenticare.
Orochimaru, Yamata no Orochi e il genio narrativo di Kishimoto
Il collegamento più folle riguarda però Susanoo, che nella mitologia originale sconfigge lo Yamata no Orochi, un leggendario serpente a otto teste. In Naruto esiste Orochimaru, il ninja-serpente tra i personaggi più iconici dell’intera serie. Il rimando è lì, chiarissimo, a portata di chiunque voglia vederlo.
Kishimoto ha costruito uno degli universi narrativi più ricchi del mondo del manga non inventando dal nulla, ma attingendo a piene mani da una tradizione millenaria e reinterpretandola con una creatività straordinaria. Scoprire che dietro ogni tecnica c’è una storia vera e verificabile aggiunge uno strato di profondità che pochi shonen possono vantare. La prossima volta che rivedrai Itachi usare il Tsukuyomi o Sasuke invocare il Susanoo, saprai che stai guardando la mitologia giapponese prendere vita.
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