Ecco i 2 profili psicologici di chi tradisce di più, secondo la psicologia

Quando si parla di tradimento, la domanda che tutti vorrebbero farsi rispondere è sempre la stessa. Esistono davvero persone più propense a tradire di altre? E se sì, ci sono segnali che possiamo riconoscere prima di investire anni della nostra vita in una relazione destinata a implodere? La risposta breve è sì, esistono pattern psicologici riconoscibili. La risposta lunga è molto più affascinante e, ammetto, un po’ inquietante. Le ricerche più recenti nel campo della psicologia della personalità hanno identificato specifici tratti comportamentali che aumentano statisticamente la probabilità di infedeltà. E no, non stiamo parlando di oroscopi o test su Instagram. Stiamo parlando di studi scientifici pubblicati su riviste accademiche serie, con campioni di migliaia di persone e analisi statistiche robuste.

Secondo le ricerche condotte da Sevi e colleghi nel 2020, la prevalenza dell’infedeltà oscilla tra il 20% e il 70% della popolazione. Una forchetta così ampia dipende da come si definisce il tradimento, dal contesto culturale e da molti altri fattori. Ma una cosa è certa: non siamo tutti uguali di fronte alla tentazione. Alcune persone hanno una predisposizione psicologica che le rende statisticamente più vulnerabili al tradimento. E qui arriva la parte interessante: la scienza ha identificato non uno, ma due profili psicologici completamente diversi che predicono l’infedeltà. Uno è esattamente quello che vi aspettereste. L’altro vi sorprenderà.

Il narcisista sessuale: quando l’ego scrive le regole della relazione

Iniziamo dal profilo più studiato e, diciamolo, più hollywoodiano: il narcisista sessuale. Attenzione però, perché quando gli psicologi parlano di narcisismo sessuale non intendono semplicemente qualcuno che si fa troppi selfie o che parla sempre di sé. È un costrutto psicologico molto specifico, analizzato approfonditamente da ricercatori internazionali.

Il narcisismo sessuale si compone di quattro elementi distintivi che, combinati insieme, creano la tempesta perfetta per l’infedeltà. Il primo è lo sfruttamento sessuale: queste persone vedono gli altri essenzialmente come strumenti per la propria gratificazione. Il partner non è considerato una persona con una vita interiore complessa, bisogni legittimi e sentimenti profondi. È piuttosto un accessorio, qualcosa da usare per soddisfare i propri bisogni. E quando l’accessorio non funziona più come dovrebbe? Si sostituisce.

Il secondo elemento è il senso di diritto sessuale. Parliamo di qualcuno convinto nel profondo di meritare attenzioni sessuali costanti, indipendentemente dal contesto, dalla situazione di coppia o dai sentimenti dell’altra persona. Per queste persone, il bisogno personale diventa automaticamente un diritto. Il tradimento non viene percepito come una violazione della fiducia, ma come la legittima soddisfazione di un’esigenza. È un po’ come se pensassero: “Ho fame, quindi ho diritto a mangiare, che importa se avevo promesso di cenare con te?”

Il terzo componente è la scarsa empatia verso il partner. Ed è qui che il quadro diventa davvero preoccupante. Senza la capacità di mettersi nei panni dell’altro, il dolore causato dal tradimento diventa un concetto puramente astratto. Queste persone capiscono intellettualmente che il tradimento fa male, ma non lo sentono emotivamente. È come se il loro sistema di allarme morale avesse le batterie scariche: sanno che dovrebbero sentirsi in colpa, ma semplicemente non ci riescono.

Il quarto e ultimo elemento è la grandiosità sulle proprie abilità sessuali. I narcisisti sessuali mantengono un’immagine gonfiata di sé stessi come amanti straordinari, superiori alla media. Questa visione distorta alimenta un bisogno costante di conferme attraverso nuove conquiste. Ogni nuova persona sedotta diventa una medaglia da appuntare sulla giacca dell’ego.

La ricerca di Sevi del 2020 pubblicata su Archives of Sexual Behavior ha dimostrato che il narcisismo si inserisce in quella che gli psicologi chiamano “Triade Oscura” della personalità, insieme a machiavellismo e psicopatia. Tutti e tre questi tratti condividono due caratteristiche fondamentali: bassi livelli di amicalità e bassi livelli di coscienziosità. In parole semplici? Chi tradisce spesso fatica a essere cooperativo, empatico e affidabile negli impegni a lungo termine.

Il traditore insicuro: quando la fragilità diventa tradimento

E qui arriva il colpo di scena. Se pensavate che solo i narcisisti pieni di sé tradiscano, preparatevi a rivedere le vostre certezze. Esiste un secondo profilo psicologico del traditore, apparentemente agli antipodi del primo, ma ugualmente pericoloso per la stabilità della coppia.

Gli studi condotti da Fincham e May nel 2017, insieme alle ricerche di Russell e colleghi del 2013 pubblicate su Personal Relationships, hanno identificato un pattern completamente diverso: quello legato al nevroticismo, all’insicurezza cronica e alla bassa autostima.

Questo tipo di persona non cerca conferme della propria superiorità. Cerca disperatamente rassicurazioni sulla propria desiderabilità. È quella classica persona che si sente costantemente inadeguata, che dubita del proprio valore, che vive con un senso persistente di non essere abbastanza. E quando qualcuno di nuovo mostra interesse, quell’attenzione diventa una validazione irresistibile.

Il dialogo interiore di queste persone suona più o meno così: “Qualcuno mi vuole ancora. Significa che sono ancora attraente. Significa che valgo qualcosa.” Il tradimento diventa una sorta di automedicazione emotiva, un tentativo disperato di riempire un vuoto interiore che sembra incolmabile.

Il paradosso più crudele? Spesso queste persone amano sinceramente il proprio partner. Non tradiscono per noia, disprezzo o insoddisfazione nella relazione principale. Tradiscono per debolezza, per un bisogno patologico di conferme esterne che nessuna relazione, per quanto sana, può soddisfare completamente. Il tradimento è impulsivo, non pianificato, e quasi sempre seguito da sensi di colpa devastanti. Una dinamica completamente opposta a quella del narcisista, che raramente prova rimorso genuino.

Questo secondo profilo ci insegna qualcosa di fondamentale: l’infedeltà non nasce sempre dall’arroganza. A volte nasce dalla fragilità più profonda, da ferite emotive mai cicatrizzate che trasformano ogni sguardo esterno in un balsamo temporaneo.

I Big Five: la mappa della personalità che predice il tradimento

Ma la psicologia moderna non si ferma qui. Esiste uno strumento ancora più raffinato per capire chi è statisticamente più a rischio infedeltà: il modello dei Big Five, i cinque grandi fattori di personalità che gli psicologi usano da decenni per mappare le differenze tra individui.

Due di questi fattori si sono rivelati particolarmente predittivi quando si parla di tradimento, secondo la meta-analisi di Schmitt pubblicata nel 2004 sul Journal of Research in Personality e gli studi di Orzeck e Lung del 2005 su Personality and Individual Differences.

Il primo è la bassa coscienziosità. Tradotto dal linguaggio tecnico: essere poco affidabili, disorganizzati, impulsivi e scarsamente orientati agli obiettivi a lungo termine. Pensate a qualcuno che fatica a mantenere le promesse, che agisce d’istinto senza considerare le conseguenze future, che preferisce sempre la gratificazione immediata a quella ritardata. Quella persona ha statisticamente più probabilità di tradire. Il motivo è semplice: mantenere la fedeltà richiede disciplina, visione a lungo termine e capacità di resistere alle tentazioni del momento. Tutte caratteristiche che scarseggiano in chi ha bassa coscienziosità.

Quale profilo psicologico predice meglio l'infedeltà?
Narcisista sessuale
Traditore insicuro

Il secondo fattore è la bassa amicalità. Significa scarsa empatia, tendenza a vedere le relazioni come competizioni piuttosto che collaborazioni, difficoltà genuina a preoccuparsi del benessere altrui. Una persona con bassa amicalità tende a interpretare le relazioni come transazioni. Il partner non è un compagno di vita con cui costruire qualcosa insieme, ma quasi un ostacolo alla propria autorealizzazione.

Quando questi due fattori si combinano, creano quello che potremmo definire il terreno perfetto per l’infedeltà: scarsa capacità di impegno duraturo unita a scarsa considerazione dell’impatto emotivo delle proprie azioni sugli altri. È come avere contemporaneamente un freno difettoso e un acceleratore troppo sensibile.

La ricerca costante di novità: quando il cervello è programmato per la varietà

C’è un ultimo elemento che merita attenzione, perché complica ulteriormente il quadro: quello che gli psicologi chiamano orientamento sociosessuale poco restrittivo. Dietro questo termine tecnico si nasconde un concetto sorprendentemente semplice: alcune persone hanno una predisposizione naturale verso relazioni sessuali occasionali, multiple e non esclusive.

Gli studi di Barta e Kiene pubblicati nel 2005 sul Journal of Marriage and Family hanno dimostrato che chi ha un’attitudine sociosessuale poco restrittiva tende a provare attrazione per più persone contemporaneamente senza particolare disagio psicologico, a separare più facilmente sesso ed emozioni, a percepire la monogamia come limitante e a cercare costantemente l’eccitazione delle prime fasi di una relazione.

Attenzione però: avere questa predisposizione non condanna automaticamente all’infedeltà. Molte persone con questo orientamento scelgono consapevolmente relazioni aperte, poliamore o altri modelli non monogami etici, dove trasparenza e consenso di tutti i partner rendono impossibile parlare di tradimento. Il problema sorge quando questa predisposizione si scontra con un impegno preso in una relazione monogama, creando una tensione interna che alcune persone risolvono tradendo invece di rinegoziare onestamente i termini della relazione.

Cosa significa davvero tutto questo

Arriviamo al punto cruciale, quello che probabilmente vi state chiedendo dall’inizio: possiamo davvero prevedere chi tradirà? E soprattutto, dovremmo farlo? Facciamo chiarezza su alcuni punti fondamentali, perché l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è alimentare paranoia nelle coppie o fornire scuse preconfezionate a chi tradisce.

Primo: avere questi tratti di personalità aumenta la probabilità statistica di infedeltà, non la garantisce. La personalità è solo una variabile tra molte. Le dinamiche di coppia, il livello di soddisfazione relazionale, eventi di vita stressanti, opportunità contestuali: tutto gioca un ruolo importante. Non esistono traditori scritti nel destino o nel DNA.

Secondo: riconoscere questi pattern non significa distribuire patenti di colpevolezza preventiva. Non potete etichettare il vostro partner come potenziale traditore solo perché è un po’ disorganizzato o perché ama l’attenzione. Sarebbe come diagnosticare una malattia grave basandosi su un singolo sintomo banale.

Terzo, e questo è assolutamente fondamentale: se vieni tradito, la responsabilità non è mai tua. Non importa quanto tu sia coscienzioso, amichevole o empatico. La responsabilità del tradimento ricade al cento per cento su chi ha scelto di violare la fiducia. Questi studi ci aiutano a comprendere le dinamiche psicologiche, non a distribuire colpe o a fornire giustificazioni. Come sottolineano chiaramente le ricerche, il tradimento è sempre una scelta del traditore, mai una conseguenza del comportamento di chi viene tradito.

Quarto: l’infedeltà ha radici profondamente multifattoriali. Conflitti relazionali irrisolti, insoddisfazione sessuale cronica, mancanza di comunicazione emotiva: tutti questi fattori possono spingere anche persone senza i tratti a rischio verso il tradimento. La relazione è un sistema complesso, e quando il sistema è disfunzionale, anche le persone più coscienziose e affidabili possono prendere decisioni sbagliate.

Come usare queste informazioni in modo costruttivo

Allora a cosa serve sapere tutto questo? Non certo a trasformarci in detective paranoici che analizzano ossessivamente ogni comportamento del partner cercando prove di tradimenti futuri. Questa conoscenza ha un valore molto più profondo e costruttivo.

Serve innanzitutto all’autoconsapevolezza. Se riconoscete in voi stessi alcuni di questi tratti, il narcisismo, l’insicurezza cronica, la difficoltà negli impegni a lungo termine, potete lavorarci attivamente. La terapia individuale o di coppia può aiutare a sviluppare maggiore empatia, un’autostima più sana e migliori capacità di impegno duraturo. Conoscere le proprie vulnerabilità è il primo passo fondamentale per non esserne completamente in balia.

Serve alla comunicazione di coppia. Parlare apertamente delle proprie tentazioni, delle difficoltà nel mantenere la monogamia, del bisogno di novità o di rassicurazioni continue può sembrare terrificante. Eppure questa onestà, per quanto scomoda, rafforza le relazioni invece di indebolirle. Molti tradimenti potrebbero essere evitati se esistesse uno spazio sicuro per esprimere questi bisogni prima che si trasformino in azioni distruttive.

Serve a scegliere consapevolmente il tipo di relazione che fa per voi. Se sapete di avere una forte predisposizione alla non monogamia, forse è il momento di essere onesti con voi stessi e con i potenziali partner. Il poliamore etico, le relazioni aperte e altre forme di non monogamia consensuale esistono proprio per chi sente che la monogamia tradizionale non corrisponde alla propria natura. Non c’è alcuna vergogna in questo. La vergogna sta nel promettere fedeltà sapendo di non poter mantenere quella promessa.

La scienza ci dice che non siamo tutti uguali di fronte al tradimento. Alcuni tratti di personalità aumentano statisticamente la probabilità che una persona tradisca. Ma la scienza ci dice anche che siamo esseri complessi, capaci di crescita, cambiamento e scelte consapevoli. Avere una predisposizione non è una condanna. È semplicemente un’informazione. Cosa facciamo con quell’informazione dipende interamente da noi.

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